VITA DA CANI

L’estate ormai è finita e l’autunno sta per esplodere con i suoi caldi colori … chissà se riuscirò a vederli, chissà se potrò anche da qui sentire il profumo della terra dopo la pioggia, chissà se potrò  ancora lavarmi con l’acqua che cade dal cielo e poi asciugarmi al sole ancora caldo di questo periodo, chissà …

Qui ci tengono sempre rinchiusi, siamo in tanti e lo spazio è molto poco perciò a volte si litiga sfogando la rabbia repressa tra di noi. Anche qui, dove dovremmo essere tutti uguali, uniti dall’essere tutti prigionieri, c’è quello più prepotente con il suo gruppo di seguaci che cerca di spaventare gli altri per ottenere poi che cosa, non si sa, visto che non abbiamo niente. Certo, lo so, in fondo non è colpa loro se sono così aggressivi, sono stati creati a tavolino dal dio-uomo e allevati ed addestrati per combattere e uccidere.

Io cerco di non farmi coinvolgere, ma è difficile non reagire alle ingiustizie, anche se l’ingiustizia più grande è quella di tenerci rinchiusi qui contro la nostra volontà e senza nessuna spiegazione.

Ieri Nikita, una mia cara amica, è stata prelevata con la forza e portata via, ancora non è tornata, sono molto preoccupata e quello stronzo di Annibale dice che l’hanno gasata come facevano i nazisti con gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali e i detenuti politici. Non è possibile, non ci credo perché questo vorrebbe dire che l’essere umano non è poi così intelligente come crede visto che non impara neanche dai propri errori. Però poi mi viene in mente un mio amico di fuori che, quando ero libera per la strada e sempre affamata, divideva il poco cibo che aveva con me, era così diverso dagli altri della zona, la pelle scura e un sorriso bianco sfavillante. Una sera mentre dormivo accanto a lui sono venuti in tanti, tutti vestiti allo stesso modo, l’hanno preso e caricato in un furgone con altre persone, io li ho seguiti, correndo come non ho mai corso in vita mia, e ho visto che li rinchiudevano tutti in un palazzo pieno di sbarre e catene, sono stata lì fuori per giorni ad aspettare, ma non usciva mai nessuno, tranne pochi uomini che mi dicevano sempre di andarmene, finché una mattina il cancello si è spalancato per far uscire un carro lungo con dentro una bara e dietro il carro una donna con la stessa pelle del mio amico e non so se con lo stesso sorriso perché piangeva disperata e allora ho capito che non avrei più rivisto  quel sorriso.

Nikita è tornata addormentata e tutta fasciata, non ho il tempo di chiedere  quando mi prendono e mi trascinano via, mi portano in una camera tutta bianca dove c’è un uomo vestito di bianco che sta lavando le mani tutte rosse e poi … il buio. Mi risveglio con un fortissimo dolore nel basso ventre, mi guardo e sono fasciata quasi fino ai piedi, vorrei urlare ma la voce non mi esce, poi qualcuno mi dà un po’ d’acqua, è Maya, la più vecchia di noi, che dolcemente mi consola dicendomi che passerà presto e allora, come ogni volta che soffro, cerco di uscire fuori dal mio corpo e da questa prigione e, come un uccello, comincio a volare con la mente e a tornare indietro con i ricordi.

Sono piccola e vivo insieme a due bambini molto affettuosi e ai loro genitori che mi hanno adottato, giochiamo molto e spesso usciamo tutti insieme, finché uno splendido giorno d’inizio estate con la macchina carica di roba si fermano per la strada e mi fanno scendere, mi salutano affettuosi, soprattutto i bambini che quasi piangono, e poi se ne vanno lasciandomi lì. Per un po’ cerco di seguirli, ma non ce la faccio e allora mi fermo e aspetto speranzosa che tornino a prendermi. Ho aspettato per due giorni lì ferma, immobile, senza mangiare e bere, poi ho capito che mi avevano abbandonato.

La vita di strada è stata dura ma bellissima, quando assapori la libertà non puoi più farne a meno, per questo non ho più cercato una famiglia a cui appoggiarmi, ho voluto sempre solo rapporti paritari. Ho sofferto la fame, il freddo, la paura, ma ho anche vissuto pienamente, ho fatto tante amicizie, ho amato e ho avuto dei figli, finché una mattina sono stata prelevata con la forza dal mio rifugio, strappata dai miei bambini ancora piccoli e dalla mia vita che non dava fastidio a nessuno.

Quando il dolore diventa sopportabile cerco di capire cosa mi hanno fatto, è Maya che spiega a me e a Nikita che ci hanno sterilizzato, cioè ci hanno asportato tutto l’apparato riproduttivo per non farci più avere figli. Rimango di pietra, non sento più neanche il dolore e penso, penso …

Come è possibile che un essere che si ritiene superiore in quanto l’unico degno di avere un’intelligenza e un’anima, un essere che stravolge l’ambiente in cui vive al punto tale da distruggerlo, un essere che governa con autorità su tutti gli altri esseri viventi si occupi di una povera cagnolina come me togliendole l’unica gioia ancora possibile, quella dell’amore e della procreazione.

Cos’è che rode il cervello di questo essere superiore? Forse la paura che possano esserci più animali che uomini in questo mondo, la paura del diverso che sia un nero o un rom o un gay o un anarchico o un cane randagio o peggio una cagna libera.

Invece di aver paura degli animali voi uomini fareste meglio ad aver terrore di voi stessi, invece di imprigionare e mutilare e torturare gli animali fareste meglio ad occuparvi di quelli fra voi che imprigionano, mutilano e torturano i propri simili, di quelli che fanno le guerre e si ammazzano fra loro per il potere, il denaro, la religione.

Voi uomini, esseri superiori, fareste meglio ad occuparvi della sopravvivenza della vostra specie, perché credo che la vera specie in via d’estinzione in questo mondo ancora meraviglioso, nonostante voi, sia la vostra!

 

“Più conosco gli uomini e più amo le bestie”, Totò.

 

 

Dalla parte dei più deboli, sempre …

finella