PER UNA SPEZZANO LIBERA

libera nell’uguaglianza e nella solidarietà

Siamo alla fine del 2010. È tempo di resoconti, e da impegnato come sono in loco, sin dalla mia giovane età, e precisamente dal lontano 1973, al fianco delle strutture anarchiche e libertarie nella risoluzione delle problematiche territoriali, avverto l’esigenza di esternare alcune riflessioni e proposte sulla situazione sociale generale e comunitaria con l’auspicio di stimolare un confronto a più voci che possa rivelarsi utile a quanti vogliano contribuire col pensiero e l’azione ad opporsi alle iniquità sociali dell’attuale società del dominio e, a partire dai luoghi in cui viviamo e lavoriamo, proiettarsi verso una nuova società che di umano non abbia solo il nome ma soprattutto i valori della libertà e della solidarietà fra simili.

 

a.    Quadro sociale internazionale, nazionale, territoriale e locale

È un momento sociale particolare questo che stiamo vivendo nel mondo e in Italia:

guerre, morte, miserie sono disseminate dappertutto;

i più ricchi diventano ogni giorno sempre più ricchi ed i più poveri sempre più poveri, gli anziani percepiscono misere pensioni da fame, i lavoratori miseri salari, i precari costretti a vivere con qualche euro che viene loro passato per lavori saltuari;

un funereo futuro attende intere generazioni di giovani e un’umanità intera è chiamata a togliere le castagne dal fuoco a un sistema sociale basato sulla barbarie della disuguaglianza, dello sfruttamento dell’altrui lavoro, della precarietà, delle guerre, delle devastazioni ambientali, ecc.

Ma per fortuna, da qualche anno prima in Grecia, poi in Irlanda, Inghilterra, Francia, Spagna, e oggi anche in Italia, dunque in quasi tutta Europa, in questa Europa della finanza, dei padroni, degli stati, unici e veri responsabili della “crisi economica internazionale”, ampi settori sociali di lavoratori, precari, immigrati e soprattutto studenti danno forti segnali di voler rialzare la testa e manifestano con parole ed azioni la volontà di non voler essere più passivi di fronte alle iniquità della società capitalistica, di non voler più stare a sentire le menzogne del potere che affibbiano le responsabilità della “crisi”:

  • agli immigrati che arrivano nei nostri paesi per darsi ad atti delinquenziali e rubarci il lavoro, ai lavoratori che continuano a pretendere il posto fisso e la pensione dopo 35 anni di contributi;  
  • a quelli che non vogliono gli inceneritori e preferiscono vedere le loro città soprafatte dai rifiuti, a quelli che non vogliono la TAV, il ponte sullo Stretto, le grandi opere che creano lavoro e progresso, ecc. .

Gli sfruttati, gli oppressi d’Europa stanno smascherando queste menzogne con la lotta, con atti di ribellione di massa che disturbano la scena ai padroni ed agli stati, e sprazzi di coscienza critica iniziano ad illuminare il buio in cui il tardo capitalismo ci ha sprofondati ed a svelarci che il re è nudo: è nudo il sistema delle banche, della finanza, dei padroni, degli stati, delle chiese, dei politicanti, della delega.

Ma questi sprazzi di coscienza critica ci stimolano nel contempo anche a comprendere che per sconfiggere il buio della barbarie sociale necessita incamminarsi su una nuova strada, sulla strada della libertà:  

libertà di contrastare, opporsi, delegittimare con sperimentazioni sociali autogestite e autogestionarie chi pretende di decidere per noi sulle nostre teste;

libertà di dare vita ovunque nel lavoro, nella scuola, nel quartiere, nella città ad associazioni di autogestione e di autogoverno, perché solo fuori dalle istituzioni del dominio è possibile edificare un mondo altro, solidale, federato dal basso, un mondo di uomini e donne libere e uguali.

E come tutto ciò non sia utopia, se lo si costruisce giorno dopo giorno, la comunità di Spezzano Albanese, la nostra Spixana ben lo sa: quattro decenni all’incirca di attività anarchica e libertaria stanno li a dimostrarlo.

 

b.    L’impegno politico e sociale delle strutture anarchiche e libertarie

Ovunque nel mondo l’anarchismo sociale è impegnato al fianco degli sfruttati e degli oppressi col fine di distruggere dominio e costruire libertà attraverso spazi sociali pubblici ma non statali.

Autorganizzazione, autogestione, autogoverno, federalismo, solidarietà, mutuo appoggio, tra le armi sociali degli anarchici e dei libertari sono queste le più comuni, le uniche vere bombe che distruggono dominio e costruiscono libertà. Le altre bombe, quelle dei senza volto che scoppiano e uccidono nel mucchio, quelle che arrivano per posta, quelle “intelligenti” che vengono lanciate dagli aerei, gli anarchici e i libertari le lasciano ben volentieri ai padroni, agli stati, agli apparati di intelligence di questi ultimi perché ben si addicono all’anima spettrale e violenta del dominio.

Buenaventura Durruti, miliziano anarchico spagnolo, nel pieno degli avvenimenti che caratterizzarono la rivoluzione sociale comunista libertaria nella spagna del 1936 ebbe a dire:

"Da sempre abitiamo in tuguri e baracche. Ci sapremo adattare ancora un pò. Ma sappiamo anche costruire. Siamo stati proprio noi a costruire questi palazzi e queste città, in Spagna, in America, e ovunque nel mondo. Noi, i lavoratori, possiamo elevarne di nuove al loro posto. Nuovi e migliori.

Le Macerie non ci fanno paura. Erediteremo la terra, su questo non c'è il minimo dubbio. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia.

Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce."

Si, gli anarchici e i libertari portano un mondo nuovo nei loro cuori, un mondo che come diceva B. Durruti, ogni momento che passa cresce. Cresce nelle lotte di denuncia delle iniquità sociali prodotte dal dominio, cresce nelle sperimentazioni sociali di base che mirano a una nuova società. Cresce in coloro che si uniscono e lottano contro chi pretende di decidere per loro su di loro, dimostrando che si può invece decidere insieme. Cresce grazie a tutti coloro che con iniziative variegate, disseminate nei vari luoghi del tessuto sociale, mondo del lavoro, scuola, quartiere, città dimostrano nella pratica che a una società fondata non più sul dominio ma sulla libertà si può giungere solo attraverso la libertà stessa.

E a Spezzano, nella nostra Spixana, proprio grazie all’attività delle strutture anarchiche e libertarie, da circa un quarantennio, uno spirito comunitario nuovo è infatti gradualmente cresciuto e continua a crescere.

Uno spirito comunitario nuovo che alla Spezzano del potere, alla Spezzano dell’amministrazione comunale di stato contrappone la “Spezzano Altra”: la Spezzano che non accetta che altri decidano per lei, ma che decide insieme a tutti coloro che a Spezzano ci vivono e ci lavorano.

La Spezzano dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, dei pensionati che attraverso incontri di quartiere, assemblee popolari contrappone alle decisioni di un pugno di persone, alle decisioni degli amministratori comunali le decisioni di quanti insieme liberamente riuniti liberamente insieme decidono, rendendosi artefici del proprio futuro e del futuro della comunità in cui vivono e lavorano.

  

c.    L’operato dell’amministrazione comunale

Nella primavera del 2009, all’incirca 20 mesi fa, a sentire gli attuali amministratori comunali che cianciavano dai loro palchi elettorali, sembrava che anarchici e libertari fossero loro e non i componenti della Faspixana, della FMB, della Cooperativa “Arcobaleno”, del Caffè Culturale “il Galeone”: si sentivano così tanto anarchici da dare persino come nome alla loro lista l’appellativo di “L’altra Spezzano”, ricavato anteponendo l’aggettivo al nome de “La Spezzano Altra” degli anarchici e dei libertari.

E irritati dal fatto che gli anarchici e i libertari non prendevano posizione filoelettorale a favore loro, cioè a favore di chi – leggete che bella questa - si proponeva di diventare amministrazione per mettere in atto ciò che l’anarchismo da decenni propagandava in loco, nei loro comizi e nei loro sproloqui da marciapiede, ogni occasione era buona per dipingere gli anarchici e i libertari del luogo come persone vendute alla lista elettorale degli amministratori uscenti. Le elezioni le hanno comunque vinte e dal giugno 2009 stanno seduti sulle poltrone comunali. Ma vogliamo vedere che cosa hanno fatto di così anarchico in questi diciotto mesi di potere, e compararlo con quanto hanno promesso in campagna elettorale?

Vediamolo. Prenderemo in considerazione alcune promesse e le compareremo con i relativi fatti. Nel leggere tale comparazione vi accorgerete di certo di come aveva ragione l’anarchico E. Malatesta quando affermava che “Chi si mette in cammino e sbaglia strada, non va dove vuole, ma dove lo porta la strada percorsa.”. Come? Pensate che gli attuali amministratori, allora in lizza elettorale, evidentemente non conoscessero affatto questa affermazione malatestiana, altrimenti avrebbero compreso che chi intraprende la strada del potere, una volta conseguitolo, non può certamente mettere in atto la progettualità anarchica tutta imperniata sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla solidarietà, bensì mettere in atto la progettualità del potere, ossia quella progettualità fatta di iniquità sociali, di quelle iniquità che del potere sono figlie?

E veramente pensate che oggi, a distanza di diciotto mesi di operato amministrativo, possano essersi resi conto di ciò? Ma no. Non ne avevano bisogno, lo sapevano già. Sapevano che la loro era una corsa verso il potere e non certamente verso l’anarchia. Sapevano già in partenza, come si suol dire, che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Mentivano sapendo di mentire.

Erano ben consapevoli di non voler affatto eliminare le “porcherie”, le volevano semplicemente amministrare al posto degli altri. E difatti ci sono riusciti.

 

1. Le promesse

Lavoro, contributi, appalti

“Se vinceremo le elezioni non ci saranno più figli e figliastri. L’amministrazione sarà di tutti, sia di chi ci darà il voto che di chi non ce lo darà. Creeremo nuovi posti di lavoro che affideremo in maniera trasparente ai disoccupati di Spezzano. Bandiremo il clientelismo.

Nessun privilegio sarà garantito ad amici e parenti. I cittadini saranno da noi considerati tutti uguali”.

ambiente

“Spezzano è sporca d’immondizia e noi la renderemo pulita. Generalizzeremo il servizio della raccolta differenziata. Se la DAS tornerà alla carica per  realizzare il depuratore di veleni, troverà in noi un muro.

Salveremo le querce secolari dell’ex proprietà Cassiani”.

cimitero

“Impediremo che l’ampliamento cimiteriale venga privatizzato”.

 

 

2. I fatti

Lavoro, contributi, appalti

Dispetti e vendette soprattutto contro gli anarchici e la FMB: ve lo ricordate il manifesto a firma dell’allora SD, oggi passata all’IDV, dal titolo “ FMB: la logica dell’incoerenza”?

È proprio da quel calunnioso e ormai famigerato manifesto che è partita la vendetta antianarchica:

hanno dichiarato guerra legale al “Galeone”, hanno lasciato in mezzo alla strada alcuni lavoratori addetti alla pulizia strada, perché soci non pentiti della cooperativa “Arcobaleno”.

Ma i dispetti e le vendette non si sono certamente fermate qui, le hanno consumate contro chiunque, contro chiunque sia stato da loro sospettato di non aver votato “l’altra Spezzano”, contro chiunque si permetteva di criticare il loro operato amministrativo:

dopo qualche mese hanno licenziato l’Arch. Forte assunta dall’ex amministrazione comunale;

lo stesso hanno fatto con alcuni addetti alle pulizie strade e gli addetti alla pulizia degli uffici comunali;

hanno elargito plurimi contributi ad associazioni fantasma (vedi ARCI) ritenute amiche e messo alla porta associazioni reali, ritenute nemiche, negando persino a qualcuna 300 euro, quale contributo per un convegno in cui non hanno però rinunciato a mostrarsi belli;

hanno predisposto appalti che stando a delle attente letture critiche si sono rivelati ad hoc.   

Insomma, in questi diciotto mesi dal giugno 2009 amici e parenti hanno trovato sempre spalancate le porte del comune, mentre a chi non aveva questi titoli le porte del comune sono state invece sbattute in faccia, in barba alle promesse di “non ci saranno più figli e figliastri”, “bandiremo il clientelismo”, “l’amministrazione sarà di tutti”, “nessun privilegio sarà garantito ad amici e parenti”.

ambiente

Il paese continua a essere sporco, le discariche sono aumentate, il servizio di raccolta differenziata è quasi inesistente. È in progetto la realizzazione di un’isola ecologica, proposta avanzata da anni dagli anarchici e dalla FMB. Dopo la messa in discussione pubblica del sito in cui realizzarla ci sono stati degli incontri in merito tra i progettisti, le forze politiche, sociali ed amministratori comunali. In tale sede la FMB evidenziando la necessità che l’isola ecologica da realizzare si dimostri realmente tale e non rischi di trasformarsi in ulteriore discarica, insieme ad altre forze politiche e sociali ha avanzato la proposta, accolta all’unanimità dai presenti, di un comitato che faccia propria la teoria di “Rifiuti Zero”, che tratti la raccolta differenziata e la gestione dell’isola ecologica. Si procederà in tal senso? Staremo a vedere.

Quando la DAS è tornata alla carica il muro che l’amministrazione comunale aveva promesso sembrava di gomma. Per riconfermare il no al depuratore, che necessitava di una semplice riconferma della delibera di revoca nei confronti della DAS, sono infatti passati mesi e ci sono voluti le prese di posizione della FMB, degli anarchici, di altre forze politiche e sociali, nonché un’assemblea popolare.

Le querce secolari dell’ex proprietà Cassiani per fortuna sono ancora li. Diciamo per fortuna dato che a un gigantesco e monumentale albero di Pino che dimorava in via Fera gli amministratori hanno fatto fare una brutta fine: lo hanno decapitato. Ma fino a quando resteranno ancora li? le modifiche che saranno apportate al Piano Regolatore saranno concepite in maniera tale da evitare questo ulteriore scempio ambientale e garantire la vita alle maestose querce? Sicuramente no, se mancherà una adeguata e popolare vigilanza ambientale, in quanto l’appetito degli affari sarà sicuramente predominante su quello della vita da garantire alle querce.

cimitero

In uno degli ultimi consigli comunali, maggioranza e opposizione, tutti insieme appassionatamente (tranne tre consiglieri assenti di maggioranza e due di opposizione), hanno votato la convenzione tra comune e impresa appaltante (la “Curti-cos.ma srl”) che prevede la privatizzazione mascherata dell’ampliamento cimiteriale, iter iniziato dall’ex amministrazione comunale e completato dagli attuali amministratori, in barba al “Impediremo che l’ampliamento cimiteriale venga privatizzato”. Comunque, molti sono i cittadini che stanno firmando la petizione lanciata dalla FMB, fatta propria da un apposito “comitato popolare” che si è costituito “contro la privatizzazione mascherata del cimitero”.L’appuntamento è a Gennaio 2011 quando tutti i firmatari si autoconvocheranno in assemblea pubblica presso la sala consiliare: vedremo se in quella occasione maggioranza e opposizione avranno il coraggio di difendere la loro scellerata decisione relativa alla privatizzazione mascherata del cimitero.

Insomma, non una delle promesse elettorali fatte è stata mantenuta dagli attuali amministratori comunali. Anzi, in questi primi diciotto mesi hanno fatto decisamente il contrario di ciò che avevano promesso:

hanno completamente raggirato le aspettative di quanti votandoli avevano in loro riposto fiducia;

hanno determinato un clima rancoroso di dispetti e vendette da un lato e di favoritismi e clientele amicali e parentali dall’altro;

hanno deteriorato ulteriormente il tessuto sociale comunitario molto più di quanto già lo fosse ai tempi della trascorsa amministrazione.

Ora, se a questa situazione di operato amministrativo aggiungiamo gli effetti della crisi che imperversa a livello generale, ossia la mancanza di lavoro, il non riuscire con le proprie misere disponibilità economiche a far fronte alle spese quotidiane… non ci vogliono certamente le lenti di ingrandimento per vedere come sempre più larghe fasce comunitarie rasentino la disperazione sociale.  

Dunque, in questo fosco quadro sociale, che necessita di unione, di concordia, di solidarietà fra gli appartenenti alle classi sociali disagiate per far fronte contro le iniquità sociali determinate dall’attuale sistema di dominio, se verrà permesso agli attuali amministratori nei prossimi tre anni e mezzo di mandato di continuare la loro opera fatta di dispetti e vendette da un lato e favori e clientele dall’altro, operato che inevitabilmente alimenta la guerra fra poveri, a quale baratro sarà condotta Spezzano, la nostra Spixana?

Un’amministrazione comunale vale un’altra, in quanto non esiste amministrazione comunale di stato che possa non essere espressione e rappresentante dell’attuale iniquo sistema sociale. È vero, è così.

Ma sulla base delle promesse fatte e non mantenute, anzi effettuate al contrario, gli attuali amministratori  avranno almeno la dignità di chiedere scusa ai loro elettori e a tutta la comunità di Spezzano?

E qualora riuscissero a fare ciò, riuscirebbero poi nel contempo a dare avvio a un nuovo percorso amministrativo mostrandosi disponibili a confrontarsi sulle problematiche comunitarie con le eventuali proposte altre della collettività? Se facessero ciò bisognerebbe certamente prenderne atto. Ma non lo faranno. Sarebbe l’ammissione di aver mentito sapendo di mentire. Sarebbe l’ammissione di aver voluto occupare le poltrone comunali solo per “aggiustare” loro stessi, nonché parenti ed amici.

Il bugiardo non potrà mai ammettere di essere bugiardo, altrimenti che bugiardo sarebbe?

 

Che cosa dunque dobbiamo fare?

Aspettare che gli attuali amministratori finiscano il loro mandato per poi mandarli inesorabilmente a casa e sostituirli con altri? Riflettiamo un po’ insieme: quante amministrazioni avete inesorabilmente mandato a casa per poi trovarvi punto e daccapo?

Sia ben chiaro, se si tratta di mandare a casa gli attuali amministratori è cosa che si può fare, anzi che si deve fare, e non mancano certamente i motivi che del resto gli anarchici e la FMB hanno reso pubblici da mesi ai quattro venti. Ma sia altrettanto ben chiaro che non è certamente questa l’alternativa che farà cambiare volto a Spezzano. No, non è questa l’alternativa. L’alternativa non sta nel cambio delle persone al potere ma nel cambio del metodo. Si, se si vuole realmente costruire un’alternativa sociale necessita cambiare definitivamente metodo. Necessita abbandonare il metodo della delega. Necessita abbandonare l’illusione che altri possano risolverci ciò che quelli di prima non sono riusciti a risolverci. Necessita rifiutare definitivamente il metodo della delega e abbracciare quello dell’azione diretta, della democrazia diretta: questa e solo questa è la vera alternativa. Gli anarchici e i libertari hanno in cantiere un nutrito programma di iniziative che surriscalderanno l’aria invernale; iniziative di dibattito e di confronto sulle questioni cimitero, ambiente, lavoro, terme, piano regolatore, bilancio comunale: tutte questioni attorno alle quali ruota il futuro della nostra comunità, della nostra Spixana. Ora, le risoluzioni di queste questioni volete delegarle ad altri per poi lamentarvi che non sono state affatto risolte o che sono state comunque risolte male, oppure vogliamo vedercela da noi, con proposte e soluzioni che vengano da noi, dai quartieri, dalle assemblee popolari? Ecco, scegliere questa seconda strada, significa scegliere l’alternativa, quella vera, perché è l’unica alternativa che fa a meno dei politicanti di mestiere e ci rende nel contempo artefici del nostro futuro.

Immaginate Spixanin ricca di comitati di quartiere quotidianamente attivi, ricca di associazioni culturali, ricreative, sportive, di cooperative, tutte né filopartitiche e né filoaministrative ma autogestionarie, ricca di assemblee popolari che deliberano su tutte le questioni di natura sociale: ecco questa e solo questa è l’alternativa. È utopia? No, se ci rimbocchiamo le maniche per insieme praticarla.

In fondo non si tratta d’altro che di andare a rafforzare la “Spezzano Altra”, la Spezzano comunalista libertaria degli anarchici e della FMB, l’unica realtà con cui tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno dovuto fare i conti sulle grosse questioni comunitarie dal lavoro alla cultura, all’ambiente, alle terme, al piano regolatore, al bilancio comunale: una realtà che dimostra quotidianamente che l’utopia è possibile. Vogliamo confrontarci su tutto ciò? Prima inizieremo a farlo, prima inizieremo a liberarci sempre di più di tutti quei lestofanti che dicono di pensare ai nostri interessi, al benessere della comunità, mentre in realtà pensano solo e semplicemente ai loro interessi e alla loro ingordigia di potere. Prima inizieremo a farlo e prima renderemo veramente libera Spixanin, libera nell’uguaglianza e nella solidarietà.

 

Domenico Liguori