Una giornata d’anarchia

Quando in questa vita problematica, difficile, dura mi capita di vivere giornate come quella del 26 settembre, a Gallico (RC), tutto il pessimismo e la latente rassegnazione che a volte s’impossessano del mio essere svaniscono e una orgogliosa volontà di lottare per costruire un mondo nuovo mi riempie di energia e mi dà la forza di andare avanti consapevole di non essere sola ma legata indissolubilmente a tutti quei compagni che, affrontando quotidianamente  le contraddizioni di questa “società di merda” senza compromessi e a testa alta, rendono possibile la realizzazione dell’ideale, dell’utopia, dell’anarchia. Ecco, il 26 settembre al CSOA Angelina Cartella di Gallico, ho vissuto una giornata di anarchia e oggi voglio raccontarla.

Dopo il viaggio da Spezzano,una volta tanto in direzione sud, sulla pessima autostrada del sole, con però un panorama da farti restare incollato al finestrino, siamo accolti all’arrivo in mattinata, oltre che dal sole, dal “grande” compagno Pino e da altri compagni del centro sociale e della Sicilia che appare sulla costa così vicina da quasi poterla toccare. Mi immergo subito nel luogo facendo acquisti al mercatino di prodotti biologici ed artigianali e poi mi godo le chiacchierate dei compagni che si ritrovano e si raccontano. È una sensazione dolce che mi avvolge e, come ogni volta che partecipo ad una iniziativa anarchica, che sia a Carrara o a Imola o a Roma o a Cosenza, che sia in un centro sociale o in una sede o in una piazza o in una strada, mi sento a casa.

Durante il pranzo all’aperto gusto l’ottimo cibo preparato dal compagno cuoco, accompagnato dal buon vino, dalle nostre canzoni e dalle discussioni vivaci ed allegre. Dopo aver passato il pomeriggio un po’ a casa di Pino, un po’ a girovagare per Gallico, ci ritroviamo con gli altri compagni venuti nel pomeriggio da Cosenza e da Amantea finché non comincia l’iniziativa e nella sala circolare aperta del centro tantissime persone seguono attente la presentazione di Pino.

La manifestazione in ricordo dei cinque giovani compagni anarchici Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Luigi Lo Celso e Franco Scordo che quarant’anni fa, il 26 settembre 1970, morivano in uno “strano” incidente stradale si svolge nello scorrere degli interventi con un carico sempre più forte di emozioni. Il ricordo vivo nelle testimonianze dirette dei compagni che li conoscevano e che hanno condiviso con loro quel periodo così ricco e così duro mi ha pervaso al punto che avrei voluto alzarmi e abbracciarli tutti.

Avrei voluto abbracciare Natale che nella sua relazione ha voluto parlare degli studi, delle teorie, delle lotte che quei compagni hanno fatto per farli conoscere ai giovani per quello che erano veramente cioè dei compagni militanti, teorici ed organizzatori e non per commemorarli come santi o eroi, avrei voluto abbracciare quel compagno, di cui non so il nome, che ha lottato insieme a loro e che piangendo ha ricordato gli scontri con i fascisti, la rivolta di Reggio con le barricate e con i tristi risvolti della strategia della tensione, avrei voluto abbracciare l’avvocato che li ha difesi tante volte senza chiedere nulla , il professore di alcuni di loro che ci ha chiesto di alzarci in silenzio per ricordarli e persino il compagno che spesso interrompeva gli interventi ancora così pieno di rabbia per i fatti successi da polemizzare con gli altri sui ricordi. Avrei voluto abbracciare Pino che commosso ha ricordato un altro compagno scomparso da poco, suo amico fraterno, e che ha voluto fortemente questa iniziativa impegnandosi pienamente nell’organizzarla, e poi Bonzo un altro “vecchio” compagno del reggino che continua imperterrito a seguire la strada della lotta per la libertà, infine Minicuzzo che con il suo appassionato intervento ha scaldato i nostri cuori e ci ha trasmesso il legame forte che unisce la vita e la lotta di quei ragazzi coraggiosi con le nostre vite e le nostre lotte per l’anarchia.

Purtroppo, visto la tarda ora dovuta al susseguirsi dei tanti interventi e del vivace e interessante dibattito che ci ha riportato indietro in quegli anni pieni di trame oscure tra mafia, politica e massoneria e poi nel presente con il bisogno di mettere a nudo le verità nascoste, siamo dovuti partire prima della cena sociale e del concerto dei “suonatori libertari calabresi” che, ho saputo poi, è andato benissimo.

Vorrei dire a tutti i compagni che hanno partecipato all’iniziativa e soprattutto a quelli che hanno vissuto quel pezzo drammatico della nostra storia di non permettere che esso si perda nelle imprecisioni e nelle revisioni e quindi di cominciare a mettere per iscritto tutte le testimonianze per ricostruire il più fedelmente possibile la storia dei cinque giovani anarchici calabresi affinché la loro vita piena di passione e di fede e la loro tragica morte provocata proprio dalla paura del potere per quella passione e fede resti nella nostra memoria non come una sconfitta ma come un desiderio di riscatto, una volontà di lotta, una ricerca di amore per la verità, la giustizia, la libertà.  Voglio terminare con la frase di Durruti, una delle più belle sull’anarchia, “portiamo un mondo nuovo nei nostri cuori e questo mondo sta crescendo in questo istante” perché un pezzetto di questo mondo nuovo è cresciuto il 26 settembre 2010 a Gallico a dispetto di tutti quelli che nel 26 settembre 1970 hanno cercato di demolirlo assassinando cinque giovani anarchici.

Salute e anarchia.

Finella