PROTAGONISTE DELLA NOSTRA VITA

Dagli archivi della FMB anno 2007, si ripropone lo scritto di Deborah De Rosa in occasione della necessità di organizzare un’unione delle donne all’interno della FMB.

È ancora attuale? Le donne della nostra Spezzano hanno bisogno di incontrarsi e organizzarsi per la risoluzione delle loro istanze sociali?

 

Protagoniste della nostra vita: Il perché, qui ed oggi, di una Unione al femminile

Nascita e propositi della Unione Donne-Fmb

 

“Allora, nel 1935, iniziammo a mandare in giro delle lettere, Lucìa lavorava per il sindacato dei ferrovieri e aveva accesso alle liste di tutti i “gruppi di donne” di affiliazione anarco-sindacalista (sia quelle che lavoravano all’interno del sindacato che quelle che invece lavoravano al di fuori). Scrivemmo a tutti i gruppi della lista e a tutti quelli che conoscevamo. Domandavamo quali argomenti gli sembravano importanti, su quali avrebbero voluto avere più informazioni… E, soprattutto, il motivo di maggior soddisfazione per noi furono le risposte. Erano entusiaste; ci arrivarono lettere da ogni luogo, dalle Asturie, dai Paesi baschi, dall’Andalusia… e ne arrivavano ogni giorno di più.”

 

(Tratto dall’ intervista a Mercedes Camposada, Parigi 1982, Martha A. Ackelsberg)

 

13 maggio 2007, comizio della Fmb: come al solito tantissime persone, ma diversamente dalle altre volte la partecipazione di una voce nuova nell’ambito dell’ultimo pubblico comizio diventa un evento simbolico, e aiuta molte persone a scoprire il loro desiderio di voltare pagina.

Parla Anna Nociti, parla una persona “comune”, che non ha mai preso in mano un microfono o che non si è mai sognata di salire sopra un palco e, difatti, non vi sale neanche questa volta, decidendo di parlare da terra, sulla stessa base in cui si trova la Gente.

Ma ciò che di significativo c’è in tutto questo non è tanto il “debutto”; chiunque oggi sia nel mondo della politica ha dovuto affrontare una “prima volta” sul palco e lasciare il suo status di “persona comune” per entrare a far parte della elite dei politici di mestiere. Ciò che c’è di significativo è che Anna non ha nessuna intenzione di entrare a far parte di questa elite e infatti Anna in quel momento stava dando voce a tutte quelle persone, e più a fondo a tutte quelle donne, che hanno i suoi stessi problemi, e di certo non devo dirvelo io che queste donne sono la stragrande maggioranza della popolazione del paese.

Disoccupazione a macchia d’olio.

Strutture pubbliche lasciate incompiute o malgestite come serbatoio di voti, affinché resti possibile usarle per fare nuove promesse di occupazione in campagna elettorale.

Promesse di lavoro da parte di assessori, curriculum gettati in un secchio senza neanche essere letti.

Ma Anna non è di certo la prima a parlare di queste problematiche dal basso: tutta la FMB è conosciuta dai cittadini di Spezzano per essersi sempre impegnata su tutti questi fronti, e non soltanto controllando insieme alla gente l’operato delle amministrazioni che si sono finora succedute, ma soprattutto proponendo sempre progetti alternativi, costruiti dal basso, con e a misura della gente.

E allora di nuovo cosa c’è?

Di nuovo c’è stata la reazione delle donne.

Tante, tantissime donne, ragazze, signore, si sono raccolte in capannelli a parlare, a discutere, entusiaste per aver sentito una voce così simile alla loro, probabilmente pensando: se l’ha fatto lei, un domani potrei farlo anch’io.

Ci chiedevano: se fate qualcosa, fatecelo sapere!

Ma noi della FMB a questo tipo di domande abbiamo sempre pensato si dovesse rispondere: se dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo farlo insieme.

Nasce così l’Unione Donne della FMB, una Unione tutta al femminile.

Il primo manifesto convocò tutte quelle donne che avevano voglia di “fare qualcosa”, come tanto si ripeteva dopo il comizio, un modo semplice di dire che faceva uscir fuori tutta la voglia di dire “ci sono anch’io”.  Ci richiamavamo all’esperienza spagnola delle Mujeres Libres, le Donne Libere che durante la guerra civile del 1936 si unirono per combattere insieme la triplice schiavitù dalla quale era oppressa la donna: schiavitù dall’ignoranza, schiavitù in quanto donna e come produttrice.

I tempi sono decisamente cambiati, ma questi tre tipi di schiavitù non sono scomparsi del tutto: esistono in forma latente e distorta, occultata ma volutamente perpetrata dal potere. Siamo schiave per l’ignoranza non perché non possiamo studiare, ma perché nessuno ce ne fa vedere realmente l’importanza. Siamo schiave in quanto produttrici: questa schiavitù, come la precedente, la condividiamo con gli uomini, ma a differenza loro per noi è molto più viva, in paricolare nei paesini, in cui basta la lontana eventualità  che una donna possa rimanere incinta, per preferirle un uomo o una ragazza non sposata, a costo di non dover assicurare i diritti della maternità.

Noi siamo ancora schiave in quanto donne.

Ebbene sì, non pensiate che sia roba d’altri tempi, perché gli schiavisti di oggi non dicono: tu non puoi fare, tu non puoi parlare, tu non puoi decidere…

Dai posti del potere ci arriva il messaggio: “certo che puoi parlare, se vuoi! Potenzialmente hai tutto il diritto di decidere, di partecipare, di dire la tua! Ma chi te la fa fare…è una responsabilità enorme, sai? Il nemico terrorista sempre alle porte, non puoi fidarti neanche del vicino di casa, poi hai i tuoi figli… però guarda come sei fortunata: a tutto questo ci pensiamo noi! Dacci carta bianca, e noi …” E loro distruggeranno tutto quello che di bello hai e ti renderanno spaventata di tutto e tutti, della guerra, del nemico, dei vicini di casa, della partecipazione alla politica, dell’avere una opinione tua da mandare avanti, della possibilità di vivere in una comunità autogestita.

La donna oggi, in particolare nelle piccole realtà come la nostra, è spesso vittima di un ruolo che le hanno costruito addosso ma che non è il suo. Una cappa anacronistica di staticità, una posizione per la quale si accontenta di disinteressarsi ai problemi sociali della comunità, di vivere “alla meno peggio”, di accontentarsi, un ruolo che, anche se nella società globalizzata e orrendamente uniforme e appiattita di oggi cercano di costruire anche attorno all’uomo, è ancora più radicato in troppe coscienze femminili.

L’Unione Donne non è nata per fare le femministe. Il femminismo è pur sempre una forma di potere, e come tale non può trovare spazio di proliferazione all’interno di una struttura comunalista quale è la FMB.

L’Unione Donne è nata, con grande soddisfazione delle sue aderenti, per fronteggiare insieme problemi comunitari dai quali, nel nostro contesto sociale attuale, noi donne siamo più frequentemente e specificatamente colpite, e sui quali perciò sentiamo di poter discutere e costruire, insieme, delle proposte veramente alternative, concrete e realizzabili.

Abbiamo fatto riunioni per iniziare a conoscerci e individuare con precisione le problematiche che vogliamo sollevare, e come primo obiettivo è emersa la situazione occupazionale del nostro comune.

Moltissime donne hanno stampato fior di curriculum che, redatti con tanta speranza e portati a chi tanto aveva promesso per farsi bello e raccogliere voti nel corso della campagna elettorale, hanno avuto come meta finale del loro tragitto molto probabilmente un cesto della carta straccia; molte donne si sentono rispondere soltanto un “ti faremo sapere ma sappi che ci sono pochissimi posti”, troppe donne sono state rifiutate dai più svariati datori di lavoro della zona per i più svariati motivi, quando invece l’unico motivo vero è che siamo una categoria troppo onerosa da proteggere e molti si credono ancora, come primitivi, in diritto di chiedere prestazioni che col lavoro non c’entrano niente o di richiedere una “bella presenza” per un posto al bancone dei salumi.

Tutto questo quando dai palchi, in tempo di campagna elettorale, sono un bel po’ di anni che si sentono, in cambio del diritto alle poltrone, promesse in merito a due strutture, alla RSA e alle Terme di Spezzano, che dovevano essere pronte a proliferare di posti di lavoro in numeri che potevano sanare la situazione di questa generazione e della prossima. Le due strutture, i cittadini lo sanno, giacciono la prima nella più totale incuria come una cattedrale nel deserto, completa, vuota e dimenticata da dio e dagli uomini, mentre continuiamo a pagare di tasca nostra tutta la corrente elettrica che viene sprecata per illuminare a giorno nelle ore notturne tutte le sale che avrebbero dovuto avere un ben più nobile utilizzo a favore della salute pubblica; l’altra, le Terme, gestite male e con poco personale , e soprattutto negate alla gestione dei cittadini che ne sarebbero di diritto possessori, e che ne potrebbero di sicuro guadagnare in occupazione e turismo gestendola con un sistema di azionariato popolare, come proposto da anni dalla FMB.

Si sa, mantenere le promesse non è cosa da tutti. Ma quando è chi ci governa a non farlo abbiamo tutto il diritto e anche il dovere di controllare il perché.

Oltre a questo c’è la partecipazione viva al Progetto Città, e il desiderio sempre più forte di scuoterci di dosso il torpore della delega in bianco e di cominciare, anche noi donne, a parlare dei nostri peculiari problemi, discutere ancora per individuare tutto ciò che vorremmo cambiare e in che modo far sentire la nostra voce e costruire proposte alternative e concretamente realizzabili alla società di oggi per una società completamente Altra del domani.

 

Siete tutte invitate!

 

“Ci rendiamo forti le une con le altre,

fino a quando non saremo forti insieme”.(Margaret Piercy)