NO TAV E LA NEOLINGUA DEL POTERE

I lacrimogeni, i manganelli e l’infamia non impediranno la vittoria delle comunità resistenti!

Immaginate per paradosso se Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente della Repubblica, in merito agli scontri avvenuti nella manifestazione No Tav del 3 luglio 2011 avesse rilasciato dichiarazioni con contenuto opposto a quello in realtà espresso, ed immaginate, ancora, che sempre paradossalmente avremmo potuto ritrovarle riportate pari pari dalla stampa e dai media tutti, tipo:

 “Quel che è accaduto in Val di Susa, per responsabilità delle forze di polizia, sollecita tutte le istituzioni e le componenti politiche democratiche a ribadire la più netta condanna, e le forze dello Stato a vigilare e intervenire con la massima fermezza nel pieno rispetto della volontà popolare delle cittadine e cittadini della Val di Susa.

Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano squadre militarizzate dello Stato, provenienti dal di fuori del comprensorio della Val di Susa, per condurre inaudite azioni aggressive contro popolazioni che cercano di riprendersi ciò che è stato loro espropriato con l’uso della violenza di reparti di polizia, mobilitati nell’occasione a difendere le «ragioni» del profitto di padroni e politicanti, protese a devastare il territorio di un’intera valle in cui vivono e lavorano intere comunità che hanno dato vita alla Libera Repubblica della Maddalena. Esprimo pertanto plauso e solidarietà ai manifestanti che hanno subito un pesante numero di feriti, e confido che si accresca in Val di Susa, con chiari comportamenti da parte di tutti, l’impegno a isolare sempre di più i professionisti della violenza in divisa, i politicanti demagoghi e a non demordere nella volontà di liberare dagli invasori i territori della Libera Repubblica della Maddalena”.

Simili dichiarazioni avrebbero sicuramente ricevuto il plauso della stragrande maggioranza degli oppressi e degli sfruttati, dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani senza futuro, di tutti coloro che sono costretti a subire le angherie della razza padrona e dei politicanti di mestiere che pretendono di imporre le loro iniquità sulla testa di intere popolazioni, come nel caso specifico della linea Tav Torino-Lione.

Simili dichiarazioni avrebbero sicuramente salutato in Napolitano più che il presidente l’uomo, l’uomo che non potendo tenere a freno le proprie viscere aveva gridato la verità con la lingua vera, con quella lingua che chiama aggressori e invasori coloro che sono in realtà aggressori e invasori, e chiama invece  aggredite ed invase quelle popolazioni che sono in realtà aggredite e invase.

Ma in Napolitano non è prevalso l’uomo bensì il presidente; Il presidente che strizza l’occhio a Marchionne, il presidente che in sintonia con l’imperialismo USA plaude alle italiane missioni di guerra all’estero, il presidente che invita i futuri governi a rispettare la manovra economica triennale di lacrime e sangue varata dall’attuale consiglio dei ministri, il presidente che in sintonia con i potentati economici e politici vuole la linea TAV, e quindi ecco che Egli anziché dare libero sfogo alle proprie viscere, anziché manifestare pubblicamente quella che il filosofo Kant chiama “la voce intima che incute rispetto”, ossia la voce della propria coscienza, ha dovuto immolare l’uomo alla ragion di stato.

Nel paese da cui scriviamo, paese di origine arbereshe, a quegli uomini che mentono sapendo di mentire, spesso viene esclamato “ma ce burra jini!” (che razza di uomini siete!): ed è proprio ciò quel che sentiamo ora di esclamare a quanti da presidenti, ministri, parlamentari e conseguente codazzo di politicanti e pennivendoli di ogni risma e colore preferiscono la menzogna alla verità.

Ma credeteci lo facciamo senza indignazione alcuna, perché ben sappiamo che la vera lingua, la lingua della verità non appartiene e né potrà mai appartenere a chi esercita il potere o a chi del potere si rende servo: a questi semmai appartiene la neolingua, quella lingua appositamente inventata per chiamare lo sfruttamento guadagno, le missioni di guerra missioni umanitarie, i nuovi lager per immigrati centri di accoglienza, e perché no, nel caso della Val di Susa, chiamare vittime le forze di polizia e delinquenti coloro che difendono il proprio territorio dalla violenza legalizzata dei recinti di filo spinato, dei lacrimogeni e dei manganelli.

Si! Perché ad essere attaccati dalla violenza poliziesca sono stati i valsusini che portavano pacificamente avanti l’assedio del cantiere come peraltro lo avevano pubblicamente preannunciato nei giorni precedenti la manifestazione. Altro che Black Bloc armati fino ai denti che attaccavano dei poveri ed inermi poliziotti!

Black Bloc, questa fantomatica sigla per come è stata utilizzata dal potere da Genova 2001 in poi fa ormai ridere i polli! Tanto che ci verrebbe da suggerire agli agenti in divisa ed a coloro che emanano gli ordini dall’alto che se proprio vogliono mettere mano sui provocatori farebbero bene a cercarseli nel proprio seno. Ed inoltre, che faccia comunque piacere o meno al presidente e al suo codazzo di politicanti e pennivendoli di destra, centro e sinistra, del partito unico in difesa degli interessi del grande capitale, una cosa è ormai chiara e lampante: le popolazioni della Val di Susa non sono certamente sole nella loro lotta NO TAV!

Le popolazioni della Val di Susa hanno dalla loro parte la solidarietà di tutti coloro che non vogliono più subire sulle loro teste le inique decisioni della razza padrona e dei politicanti di mestiere.

Perciò, mai come oggi, continuare ad esprimere con sempre più forza le ragioni della lotta NO TAV, riprendersi il proprio territorio, rispedire a casa gli invasori significherà dimostrare che nessun potentato politico ed economico, pur servendosi della forza dei lacrimogeni, dei manganelli e dell’infamia, potrà mai impedire a un popolo unito di riappropriarsi di un proprio diritto. Un popolo unito non sarà mai vinto!

Le popolazioni unite, unite nella base, unite a mò di rete, orizzontalmente, senza né capi e né gregari, sono mille volte più forti di qualsiasi potentato, perché uniscono individui coscienti delle ragioni della lotta che stanno conducendo, individui che non vogliono più subire sulle loro teste le decisioni di altri, individui che alla democrazia delegata preferiscono la democrazia diretta, la democrazia delle decisioni assembleari, l’autogoverno del proprio territorio, delle proprie comunità. Resistere, resistere sino alla vittoria, sino alla vittoria sulle iniquità e sull’infamia dei potentati economici e politici.

Popoli della Val di Susa! La vostra resistenza non la condurrete da soli, perché in ogni angolo di paese ci sono individui, organismi, associazioni di base che hanno abbracciato la vostra battaglia, che solidarizzano con voi controinformando le comunità in cui vivono sulle infamie che il Potere cerca di cucirvi addosso.

 

La FMB - Federazione Municipale di Base di Spezzano Albanese (CS), associazione comunalista libertaria che dal 1992 (anno della sua costituzione) lotta in paese mettendo in atto i principi dell’autogestione e dell’autogoverno è al vostro fianco. Si, noi donne e uomini della FMB, siamo decisamente solidali con voi valsusini. La vostra battaglia è la nostra. La vostra battaglia ci ricorda tante battaglie nostre, battaglie di una comunità intera contro l’arroganza delle varie amministrazioni comunali che volevano imporre sul territorio la costruzione di una fabbrica di decoibentazione dell’amianto, un depuratore di liquami che dicevano loro “speciali non pericolosi”, un inceneritore. Tutte battaglie che abbiamo vinto, tutte battaglie che la “Spezzano Altra”, la Spezzano dell’autogestione e dell’autogoverno ha vinto facendo rimangiare alle varie amministrazioni comunali le decisioni che avevano precedentemente assunto in merito.

Tante sono magari le realtà come la vostra, come la nostra, sparse sul territorio peninsulare. Realtà che dal basso tentano di prefigurare una nuova società, una società dove le decisioni non si subiscono ma si prendono insieme, una società senza né capi e né gregari, senza né servi e né padroni, una società di uomini e donne libere ed uguali nella messa in atto dei principi dell’autogestione e dell’autogoverno.

Vincere la battaglia NO TAV, significa non solo impedire che un nuovo mostro si realizzi nel nome di un falso progresso ma anche dar forza a questo progetto di nuova società.

Sarà dura, ma dobbiamo farcela. Ce la faremo!

 

Spezzano Albanese (CS), 06.07.2011

FMB – Federazione Municipale di Base

di Spezzano Albanese

 

Video sulla conferenza stampa del movimento no tav, tenutasi il 4 Luglio al nuovo presidio (ponte della Maddalena)

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