CONIUGARE IL FEDERALISMO ALL’AUTOGESTIONE E ALL’AUTOGOVERNO

 

28 gennaio 2011, in piazza contro la società gerarchica

 

In questa società gerarchica sta bene chi sta su

Stanno bene i parlamentari, i ministri, i politicanti di ogni risma e colore che decidono per noi, su di noi. Stanno bene i padroni che vivono delle nostre fatiche e dei nostri sudori. Stanno bene gli alti prelati che il paradiso ce lo promettono altrove, mentre loro lo vogliono qui e ora. Si stanno bene. E quando la mattina si svegliano non devono fare i conti per vedere se ce la fanno a superare la giornata. Anzi non devono neanche preoccuparsi di andare a fare la spesa, perché c’è chi ci pensa al loro posto.  Non devono neanche fare in fretta tutti i rituali per la persona che la mattina comporta, perché non devono andare a lavorare, a produrre per poter campare. Non devono farlo, perché c’è chi lo fa per loro. Loro non vivono dei frutti del proprio lavoro, ma con i profitti ricavati dallo sfruttamento del lavoro altrui. E non devono neanche preoccuparsi dell’avvenire della loro prole, dei loro cari, dei loro amici. No, non devono preoccuparsi perché il loro avvenire è automaticamente assicurato. È assicurato dal fatto che anche loro in questa società gerarchica stanno su.

 

Vive invece di stenti chi sta giù

Vive di stenti chi subisce le decisioni dei parlamentari, dei ministri, dei politicanti di ogni risma e colore. Vive di stenti chi delega, chi vota altri affinché decidano per lui, illudendosi che possano decidere bene per lui. Vive di stenti l’operaio e chiunque lavori sotto padrone, per un padrone e contratta col padrone il suo lavoro per un salario, per una manciata di denaro regalando in cambio utili e profitti al padrone. Vivono di stenti, il precario, l’immigrato che elemosinano il lavoro al padrone, che accettano le condizioni del padrone. Vive di stenti il pensionato l’ultima stagione della sua esistenza. Vive di stenti il giovane al quale viene negato il futuro, viene negato il diritto ad esistere. Vive di stenti chi si illude che l’essere povero in terra gli farà ereditare il paradiso in cielo, senza accorgersi che coloro che predicano ciò il paradiso se lo sono intanto costruito qui, in terra, coi frutti del sudore dell’altrui fatica. 

 

Ma noi questo mondo possiamo e dobbiamo cambiarlo

In tanti abbiamo gridato che questo non è l’unico mondo possibile, che un altro mondo è possibile. Ora dobbiamo cominciare a costruirlo e dobbiamo farlo distruggendo dominio con la pratica della libertà. Dobbiamo distruggere le disuguaglianze con la pratica della solidarietà. Dobbiamo distruggere lo sfruttamento con la pratica dell’autogestione. Dobbiamo distruggere il governo con la pratica dell’autogoverno. Nessuna richiesta dobbiamo avanzare ai padroni. Nessun contratto dobbiamo stipulare coi padroni. I padroni li dobbiamo semplicemente abolire. Dobbiamo espropriare i mezzi e gli strumenti di produzione. L’autogestione dai campi alle fabbriche, l’autogestione dei servizi, della scuola, del sapere. L’autogestione deve far da moto alla nostra rivoluzione. Nessun voto ai politicanti. Nessuna fiducia a chi decide sulle nostre teste. Né servi e né padroni. Né governanti e né governati: decidere insieme da liberi e uguali. Vivere e lavorare insieme da liberi e uguali. Alla delega dobbiamo sostituire l’azione diretta. Al lavoro salariato il lavoro autogestionario.

 

La società gerarchica è una montagna, una piramide: noi dobbiamo trasformarla in pianura, in rete

Non più uomini che sfruttano e dominano altri uomini. Non più stati che schiacciano regioni, province, comuni. Dobbiamo distruggere la montagna sociale con la costruzione di una pianura sociale; distruggere la piramide sociale con la costruzione di una rete sociale senza più né centro e né periferia, una rete di libere comuni, autogovernate, una a fianco dell’altra, che si coordinano a livello territoriale, provinciale, regionale, nazionale, internazionale con la pratica del federalismo dal basso.

 

Coniugare il federalismo all’autogoverno e all’autogestione: questa, solo questa deve essere la nostra rivoluzione!

Ed è per questa rivoluzione che oggi dobbiamo lottare. Non abbiamo nulla da chiedere alle persone ed alle istituzioni, responsabili delle iniquità sociali. Non abbiamo nulla da chiedere ai padroni, agli stati, ai governi, ai partiti, alle chiese.

Non abbiamo nulla da chiedere ai sindacati di stato, e né tanto meno possiamo sentirci da essi rappresentati.

Possiamo e dobbiamo ricostruire l’unione e la solidarietà tra noi sfruttati. Possiamo e dobbiamo costruire ovunque dalle campagne alle fabbriche, dalle scuole ai quartieri, alle città, associazioni conflittuali con la società gerarchica, associazioni autogestite, autogestionarie e di autogoverno da cui far germogliare la nuova società, la società dei liberi e degli uguali, fuori da ogni distinzione di razza e di nazionalità. Gli oppressi e gli sfruttati non hanno razze che li dividono, perché tutti appartengono all’unica razza esistente: al genere umano. Non hanno nazionalità, perché loro patria è il mondo intero.

Per queste ragioni, oggi 28 gennaio 2011 in Italia, noi anarchici e libertari, non ci sentiamo solo al fianco degli oppressi e degli sfruttati, di territorialità italiana, ma anche al fianco degli oppressi e degli sfruttati tunisini, egiziani, albanesi, greci, francesi, inglesi, spagnoli e di tutto il mondo, perché insieme e solo insieme possiamo e dobbiamo costruire un mondo nuovo, un’umanità nuova.

 

Federazione Anarchica Spixana - FAI

Federazione Municipale di Base - FMB