150° anniversario dello Stato unitario italiano, No grazie

di Domenico Liguori

“NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO, NOSTRA LEGGE LA LIBERTÀ”

Ci dicono che quest’anno il 17 di marzo festeggeremo i 150 anni dell’Italia unita.

Non c’è bugia più grossolana di questa. Che io sappia, stando ai dati che la storia e la scienza ci tramandano, l’Italia come territorio geografico è così da millenni e millenni: a meno che 150 anni fa un terremoto, sfuggito agli annali della storia ma non a chi festeggerà il 17 di marzo, abbia unito vari territori a se stanti in un unico territorio chiamato poi Italia.

Per quanto mi riguarda, io continuerò a restare fedele alle mie reminiscenze infantili, a quelle reminiscenze che risalgono a quando avevo cinque o sei anni e dai primi giorni di scuola in poi venni a conoscenza che nel territorio geografico chiamato Italia ci abitavano prima gli etruschi e altri popoli ancora, poi i romani e altri popoli ancora, in seguito quelli che ci insegnarono a chiamare barbari solo perché avevano messo sotto sopra il potere politico dell’impero romano ed altri popoli ancora, etc. etc.; insomma resterò fedele a un’Italia geograficamente unita da millenni e millenni e non dal marzo 1861.

Risulta ovvio, dunque, che coloro i quali ci chiamano a festeggiare il 17 di marzo prossimo non alludono certamente al territorio geografico chiamato Italia, bensì allo Stato politico unitario che in Italia vi domina dal 1861 a tutt’oggi. Ma se così è, perché in effetti è così, invece di dirci che il 17 marzo si festeggeranno i 150 anni dell’Italia unita, non risulterebbe più veritiero se ci dicessero che il 17 marzo si festeggeranno i 150 anni dello Stato politico unitario, che – aggiungo io - sta devastando e derubando il territorio geografico chiamato Italia sfruttando, opprimendo e reprimendo quei milioni e milioni di donne e uomini che in questo territorio vivono e lavorano?

Non risulterebbe più veritiero se ci dicessero che il 17 marzo si festeggerà lo Stato politico unitario delle cinque Italie, tutte in mano della casta dei padroni, dei politici, dei burocrati, dei gendarmi in divisa, delle toghe, dei mafiosi, degli alti prelati: l’Italia padrona e leghista del nord, l’Italia baronale feudale del Sud, l’Italia di mafia, ‘ndrangheta, camorra, l’Italia vaticana, e infine l’Italia unita e federale di queste quattro Italie. Certo è strano che Bossi e compagnia cantante, siano così arrabbiati al punto di affermare che il 17 marzo non festeggeranno lo Stato unitario e centralista perché loro sono per uno Stato unitario e federale, e non si accorgono che in effetti questo Stato già ce l’hanno, ed è proprio quello Stato che loro chiamano di Roma ladrona, sulle cui poltrone da degni ladroni quali sono però ben siedono come deputati, senatori, governatori regionali, consiglieri, assessori, sindaci, al pari di tutti gli altri loro colleghi di formazioni politiche diverse. Ma si che lo sanno. Lo sanno ma non possono ammetterlo. Devono far fessi i loro elettori. Così come devono fare fessi i loro elettori tutte le altre formazioni politiche che sparlano della lega e di Bossi inneggiando all’unità d’Italia ma siedono come Bossi e gli altri leghisti sulle poltrone di comando di uno Stato che come tutti gli altri Stati, presenti nel pianeta, sono nati semplicemente per opprimere i popoli e non certamente per garantire la libertà ai popoli. Comunque, immaginate se dicessero le suddette lampanti verità. Immaginate se dicessero che in verità il 17 di marzo si festeggerà solo e semplicemente tutto ciò: quanti sarebbero i partecipanti alla Festa? Penso solo loro, o no? Infatti, riflettiamoci un po’: ad esempio i lavoratori che cosa devono festeggiare il 17 marzo, l’unità di uno Stato che regala loro sfruttamento e tasse? e i disoccupati che cosa, l’unità di uno Stato che li lascia senza lavoro? e i giovani che cosa, l’unità di uno Stato che li lascia senza futuro? e gli immigrati che cosa, l’unità di uno Stato che o li sfrutta o li incarcera nei democratici lager, che lor signori chiamano luoghi di accoglienza? E i pensionati che hanno dedicato la loro vita al lavoro che cosa, l’unità di uno Stato che “regala” loro pensioni da fame? e chi non ha soldi per fare la spesa alimentare e quella del vestiario, chi non ha una casa, che cosa deve festeggiare, l’unità di uno Stato di una casta di potenti che vive di privilegi e lussuosità e che miseria e fame non sanno cosa siano? e tutti, tutti coloro, che si considerano ancora esseri umani (uomini e donne), nonostante che i potenti facciano del tutto per farlo ad essi dimenticare, che cosa devono festeggiare, l’unità di uno Stato che fa di già guerra agli afgani e a tanti altri popoli della terra e che si prepara a fare guerra insieme ad altri Stati, con gli USA in testa, al popolo libico, per poi spacciare i genocidi per missioni umanitarie? E sì, le bombe degli Stati dittatoriali sono bombe, mentre le bombe degli Stati democratici sono confetti che mettono fine alle dittature. Quanta ipocrisia! Vogliamo renderci conto che gli Stati siano essi dittatoriali o democratici sono pur sempre Stati. E vogliamo renderci conto che lo Stato in quanto tale rappresenta sempre, per sua natura, gli interessi della casta dominante e non potrà mai salvaguardare gli interessi popolari? No il 17 marzo io non festeggerò il 150° anniversario dello Stato unitario. Non festeggerò con e per l’attuale casta dominante d’Italia, nonché per tutte le caste dominanti che si sono susseguite dalla Casa dei Savoia in poi, ivi comprese la casta fascista e tutte le caste repubblicane dal 1946 in poi.

Pensate un pò se il risorgimento italiano avesse preso ad esempio l’insegnamento del primo socialismo anarchico di Carlo Pisacane, che diceva di lottare non per sostituire in Italia il Dominio straniero, quello austriaco, borbonico, con il dominio italiano dei Savoia o della Chiesa, ma per abbattere il dominio sotto qualsiasi veste esso si fosse presentato e costruire un’Italia federalista dal basso, un’Italia di libere comunità autogovernate da liberi cittadini, lavoratori, lavoratrici. Pensate un po’ se Pisacane e i trecento fossero riusciti ad accendere nel popolo la scintilla di questo Risorgimento Altro, completamente misconosciuto dai testi scolastici che abbondano sui vari Garibaldi, Cavour, Mazzini… chissà che l’Italia non avesse preso un percorso storico e sociale diverso, un percorso di vera libertà.

Purtroppo il Risorgimento ha semplicemente sostituito dominio a dominio, al padrone straniero ha sostituito allora il padrone italiano, agli austriaci e ai borboni ha sostituito i Savoia, sino a condurci ai padroni di oggi, a quei padroni che ci chiedono di festeggiare i 150 anni del loro Stato unitario, 150 anni di oppressione e sfruttamento per i dominati, 150 anni di privilegi e ricchezza per le caste politiche ed economiche dominanti.

Qualcuno potrebbe obbiettarmi: come non festeggerai la tua Italia, la tua patria?

E no caro lettore, se si trattasse di festeggiare la mia Italia, quale peculiare territorio del pianeta Terra, quale territorio nel cui stivale si colloca il mio paese natio, la mia Spezzano, sicuramente festeggerei. Purtroppo, caro lettore, il 17 marzo non è questa mia Italia che mi chiedono di festeggiare, ma la loro Italia, quella dei potenti che calpesta i deboli: l’Italia in quanto Stato unitario, ed io per formazione culturale, per militanza sociale non mi riconosco in nessuno Stato. Io gli Stati non li festeggio, li combatto, insieme a chiunque voglia unirsi alla mia bandiera facendola diventare nel contempo anche sua. “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà” recita una nota canzone anarchica, e io mi riconosco profondamente nei versi di questo canto. Io immagino il mio pianeta Terra non più diviso in Stati Nazione, non più diviso in bianchi e neri, in ricchi e poveri, in dominanti e dominati, in servi e padroni. Io immagino il mio pianeta Terra non più diviso da Stati Nazione ma unito da una miriade di libere comuni autonome e indipendenti, autogestite e autogovernate, federate dal basso a mo di rete, una rete mutua e solidale che abbracci l’intero globo, bianchi, neri, gialli, tutte e tutti le donne e gli uomini che lo abitano.  Ed è per un mondo così che continuerò a lottare insieme a quanti al pari di me amano la giustizia, l’uguaglianza, la libertà.

Giorni fa, dal pulpito di una trasmissione televisiva, Rosy Bindi con una coccarda tricolore in petto ha invitato  tutti ad esporre il 17 marzo dai loro balconi la bandiera verde bianco rossa.

No, io il 17 marzo non esporrò dal mio balcone quella bandiera. Non esporrò dal mio balcone quel tricolore che nel tardo ottocento ha represso con cannonate i moti del pane uccidendo donne, uomini e bambini inermi; non esporrò quel tricolore che nel secondo decennio del novecento ha partecipato alla prima carneficina mondiale e che nei decenni successivi ha abbracciato la barbarie fascista; non esporrò quel tricolore che nei primi anni quaranta del novecento ha partecipato alla seconda carneficina mondiale e che nell’immediato secondo dopoguerra ha trucidato alcuni contadini e contadine a Melissa che lottavano per il pane, la terra e il lavoro; non esporrò quel tricolore che negli anni ’70 e ’80 del novecento ha coperto e ancora copre le stragi di Stato e fasciste, che ha gettato dal quarto piano della questura milanese il corpo del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli; non esporrò quel tricolore che negli ultimi due decenni si è macchiato di sangue iugoslavo, iraqueno, afgano, che nel 2001 a Genova ha assassinato Carlo Giuliani; non esporrò quel tricolore che si è ulteriormente macchiato del sangue di tante, tante altre vittime, qui non ricordate, la cui unica colpa era quella di lottare per la libertà, per un’Italia diversa, per un’Italia e un mondo di libere e uguali.

Il 17 marzo, il tricolore devono esporlo dai loro balconi le caste dei padroni, dei politici, dei burocrati, dei gendarmi in divisa, delle toghe, dei mafiosi, degli alti prelati; lo devono esporre, giusto per fare qualche nome, i vari Marchionne, Marcegaglia, Berlusconi, Fini, Casini, Di Pietro, Bersani, e perché no anche i vari Bossi, Maroni, in fondo questi ultimi, nonostante il loro federalismo parolaio falso e menzognero, sono pur sempre dei ministri della repubblica italiana, o no? Io il 17 di marzo farò ben altro, e se proprio mi verrà voglia di esporre dal mio balcone una bandiera, esporrò quella mia, la bandiera dell’anarchia, la rossonera o meglio quella nera con la A cerchiata in rosso che mi piace di più, e l’aria e il vento certamente mi ringrazieranno, perché profumeranno di libertà e alla libertà offriranno le loro ali affinché di libertà si inondi il pianeta, perché di libertà ha bisogno il pianeta Terra, e non certamente del dominio e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo che gli Stati impongono con ferocia all’intera umanità.

Domenico Liguori